• Le minne di sant’Agata

    Pubblicato il 26 aprile 2013 da in Dolci, Pranzi e pranzetti

    Sapori tra le righe… un libro, una ricetta“, due mie passioni – la cucina e la lettura – che si incrociano in un gioco di forti suggestioni.
    L’ispirazione al romanzo da raccontare tra i fornelli è arrivata in un lampo… “Il conto delle minne” di Giuseppina Torregrossa.
    Qualcosa di magico mi ha legato a questo libro: la casualità con cui me lo sono trovato tra le mani in un preciso momento della mia vita, la storia di sant’Agata mutilata del suo seno dalla cupidigia del governatore, la devozione di generazioni di donne siciliane, raccontata con brillante ironia, alcune delle quali si trovano a dover combattere, ognuna a proprio modo, contro il “governatore” dei nostri giorni, un mostro chiamato cancro.
    Dedico questa ricetta, riprodotta con il rito di nonna Badalamenti (non me ne vogliano la Santa e la nonna per la forma non proprio indovinata!), a tutte le Donne, perché possano godere sempre della protezione di sant’Agata e, con non poco humor, a me, che… ah! L’avessi saputo prima!!!

     

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    “Fu proprio grazie alla devozione di mia nonna che il 5 febbraio di ogni anno la famiglia Badalamenti si riuniva per celebrare l’onomastico delle sue Agata con un pranzo in grande stile, che si concludeva con i dolci votivi – le minne di sant’Agata per l’appunto -, fatti a mano da lei personalmente, per grazia ricevuta o da ricevere.
    La nonna, di cui porto il nome, aveva stabilito che io l’aiutassi in cucina nella delicata preparazione dei dolcetti e mi designò custode ufficiale della ricetta e sua unica erede.

    Agatì, beddruzza mia, e non è che ti puoi spaventare per un racconto. E’ storia vera, ma oramai è passata e lo sai che il Padreterno non manda prove a come capita. Agata poteva sopportare qualunque cosa, sennò che santa era? A te che sei picciridda non ti può succedere niente di grave, ci sono già tua madre e tuo padre a farti difficile la vita, non ti bastano? Và, piglia le ciliegie che decoriamo le cassatelle.


    La decorazione era una fase particolarmente delicata e io percepivo tutta la solennità di quel momento. Le cassatelle dovevano assomigliare a seni veri, altrimenti correvamo il rischio di scontentare la santa che, suscettibile com’era, avrebbe potuto toglierci la sua protezione.
    La nonna si metteva gli occhiali, apriva le persiane per far entrare più luce, poggiava una ciliegina, si allontanava un poco dal tavolo e controllava che fosse centrata bene; poi si ravvicinava e ne metteva un’altra, fino a quando non aveva decorato tutti quei magnifici dolci.
    Nel frattempo, senza interrompere il lavoro, continuava a raccontare.”

    (Il conto delle minne, Giuseppina Torregrossa)

     

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    Il racconto lasciava nell’aria odore di santità e ricotta.”

     

     

     

    La ricetta tra le pagine del libro

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    CON QUESTA RICETTA PARTECIPO AL CONTEST

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